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Chiara Sterrantino accusa e propone:”Crocetta e Accorinti hanno affossato il Teatro Vittorio, con Musumeci lo rilanceremo, così”

 

MESSINA – L’Avv. Chiara Sterrantino, candidata nella lista Diventerà Bellissima con Musumeci Presidente si è occupata stavolta del Teatro Vittorio Emanuele.

IL TEATRO VITTORIO EMANUELE è la più prestigiosa istituzione culturale messinese. O meglio, dovrebbe esserlo. Ma gestioni dissennate, pesanti tagli regionali alle risorse, governance molto discutibili, hanno seriamente messo a dura prova il suo ruolo, la sua funzione, la sua stessa esistenza. Messina – nella stagione politica CROCETTA-ACCORINTI e dei Cda da loro nominati – con la crisi del Teatro cittadino, ha perso quello spazio ideale e fisico in cui la comunità, le famiglie, la persona possano immergersi in un momento di svago, di sogno. E di crescita morale, spirituale, civile. C’è un non-spazio nella contemporaneità urbana in riva allo Stretto: le relazioni simboliche e immaginifiche tra CITTÀ, TEATRO, CULTURA non hanno potuto avere sbocco nello spettacolo come momento di festa e comunità che si ritrova. Prospettiva, progettualità, programma: ecco cosa richiede oggi il nostro Teatro. Una programmazione triennale per:
A) attingere fondi europei e così integrare le scarse risorse regionali che vanno comunque incrementate; B) elaborare progetti di inclusione e “teatro diffuso” per formare e accostare allo spettacolo teatrale tutte le fasce sociali della cittadinanza e nuovi utenti, a partire dai GIOVANI e dai BAMBINI, anche grazie a quei meravigliosi laboratori teatrali naturali che sono le SCUOLE con cui il Teatro deve avere una collaborazione permanente; C) fare coproduzioni con gli altri teatri siciliani, in particolare per la stagione lirico-sinfonica; D) innovare la comunicazione per rendere attrattiva e contemporanea l’offerta; E) rilanciare la funzione di “educazione all’arte” del teatro, in particolare del teatro d’OPERA che non può essere valutato solo in termini di entrate ed uscite; la Lirica, quella italiana in particolare, è patrimonio culturale dell’umanità oltre che della comunità nazionale e regionale: un nome siciliano per tutti, VINCENZO BELLINI. Al grande compositore catanese aggiungo WAGNER il quale amò la Sicilia, a Palermo completò il Parsifal e infatti la città lo ricorda con rassegne wagneriane e un busto. E soggiornò a Messina, dove proprio al Vittorio rappresentò nel 1891 la prima siciliana del Lohengrin. Ma chi lo ricorda? Appunto, la Lirica: senza intervento pubblico sarebbe destinata all’estinzione. La Regione deve quindi farsi carico in modo definitivo del TEATRO VITTORIO EMANUELE che si è trovato a fronteggiare non solo la défaillance generale dei teatri italiani – non dimentichiamo la vicenda del Teatro dell’Opera di Roma costretto a licenziare un’intera orchestra – ma una gestione politica regionale e comunale inadeguata e impreparata che ha mantenuto i dipendenti, sia stabili che stagionali e il potenziale abbonato e spettatore, in una situazione di incertezza e precarietà costante. L’annoso problema della equiparazione del personale dell’ente, la questione della vaneggiata stabilizzazione dell’orchestra, la carenza di finanziamenti, l’assenza di pianificazione, con uno sfondo di liti e contrasti, sono le criticità che hanno portato l’ENTE TEATRO in uno stato di coma profondo. Eppure, con l’attività teatrale e culturale “si mangia”: non solo in termini di posti di lavoro occupati, ma anche di effetto moltiplicativo dell’economia locale; le sinergie professionali e le attività imprenditoriali correlate a produzioni di prestigio, sia liriche che di prosa, hanno una ricaduta positiva per l’indotto nel tessuto cittadino. La politica vecchia di Regione e Comune ha fatto abbassare il sipario del Vittorio Emanuele, è la passione di maestranze e dipendenti, sempre pronti ancora una volta a crederci, a farlo alzare ogni volta. Nonostante tutto. Adesso è l’ora che la politica si prenda le proprie responsabilità e ridia forza, stabilità e centralità al nostro Teatro. Io mi sto mettendo in gioco, con Nello MUSUMECI, anche per questo. Anche voi potete farlo. Col vostro voto“.

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