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L ‘Ignoto Marinaio – BUONA PASQUA ALLA CITTÀ CHE MUORE E RISORGE

L ‘Ignoto Marinaio

BUONA PASQUA ALLA CITTÀ CHE MUORE E RISORGE

La Novella cristiana ci indica, anche nello spazio laico, il cammino difficile dell’esistenza: cadute, passione, morte e resurrezione. I cristiani, ego scriptor compreso, credono in un Dio che sceglie di morire e di risorgere. Nella Resurrezione si compendia tutto il messaggio cristiano: crederci o meno fa la differenza tra chi è cristiano e chi non lo è. Ma in fondo a ben vedere e arrischiando anche un un’interpretazione larga, la Pasqua può essere una metafora per tutti, anche per chi non crede o resta agnostico. E può esserlo non solo per le persone, per ciascuno di noi, come individui:  anche per popoli e comunità. La città dei messinesi vive anni di passione, una via crucis in cui sono visibili segni di sofferenza che colpiscono le famiglie, le imprese, le associazioni, i luoghi di lavoro e del vivere insieme. Si traducono in povertà, bassa qualità della vita, perdita del posto di lavoro, impossibilità di trovarlo, servizi scadenti, sociale abbandonato a se stesso, persino assenza del bello, di una cornice estetica un cui vivere la propria vita con la dignità e lo statuto morale di cittadini. Assistiamo, attraverso il flusso di fatti e non fatti, che si susseguono a un ritmo incessante, alla morte di una città, alla sua decomposizione civile e sociale. Può valere anche per una città il “racconto” e,  molto più, il rivivere liturgico della Resurrezione?
Dobbiamo credere di sì. Io credo di sì. In fondo il “credo”, anche nella piccola tenda della politica, è andare oltre le miserie della morte civile e immaginare, per noi e le generazioni che verranno, un futuro migliore. E crederci vuol dire soprattutto fare, lavorarci, dedicarsi, impegnarsi perché ciò accada. E mettercela tutta, scommettere e scommettersi. Facciamolo, oltre confini e appartenenze. Buona Pasqua, donne e uomini della Città che muore. Ma può risorgere.

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