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L’IGNOTO MARINAIO – 220 ANNI FA COME OGGI. LE CARROZZE DI GOETHE E LE AUTOSTRADE PER IL G7: LA TENTAZIONE DI UN GESTO CHE NON FARÒ

L’IGNOTO MARINAIO

220 ANNI FA COME OGGI. LE CARROZZE DI GOETHE E LE AUTOSTRADE PER IL G7: LA TENTAZIONE DI UN GESTO CHE NON FARÒ 

Un po’ di anni fa, quando ancora il fuoco della rivoluzione ardeva le vene e bruciava la mente e il cuore del vostro Ignoto, non mi sarei risparmiata una birbata. O, più raffinatamente, se vi pare, un gesto: “Il gesto per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale” (Manifesto dei Futuristi, 1911). 

Un gesto contro la gestione. Di che? Delle autostrade. Della A 18. Provocazione pacifica. Non violenta. Metaforica. Pedagogica. Senza rubare il mestiere ad altri più competenti – uno per tutti, l’imprenditore, messinese doc, Gianfranco Minutimi sarei ispirato a Goethe. Sì a lui, Johann Wolfgang Goethe, scrittore, drammaturgo, poeta. E grande viaggiatore tedesco. Autore del “Viaggio in Italia”, durante il quale visitò la Sicilia. E nel suo soggiorno a Palermo, meravigliato che le strade fossero ricolme zeppe di letame non solo equino, ma di boves, oves et universa pecora e anche umano, senza che nessuno si preoccupasse di rimuoverlo, “entrando da un modesto mercante della via principale, per comprarvi alcune piccolezze”, chiese a lui il perché. E ne ebbe una risposta che mai avrebbe immaginato: “…hanno paura che, a portar via tutto questo letamaio, il pubblico veda ancora più chiaramente in quali pessime condizioni si trovi il lastricato della via; per cui si scoprirebbero a loro volta anche le magagne della pubblica amministrazione. Ma tutte queste – aggiunse con un’aria comica – non sono che supposizioni di gente malevola ! Per me, son dell’opinione di quelli che sostengono che l’aristocrazia ha interesse di mantenere uno strato così morbido alle sue carrozze, per poter fare con tutto il comodo la solita passeggiata sempre su terreno elastico”. (J. W. Goethe, Viaggio in Italia, Rizzoli). 

Insomma, lo sterco ricopriva il malgoverno ed era gradito alla nobiltà che poteva così andare in carrozza su un selciato morbido. Così il popolo minuto era incoraggiato dai Grandi a dare – insieme a cavalli, asini, muli e bestiame vario – il “contributo” della propria, diuturna, produzione personale e familiare alla piacevolezza delle passeggiate dell’aristocrazia locale. 

Mi è sovvenuto questo aneddoto – ma su Goethe che visitò anche Messina, dimenticato pure lui, ci tornerò – intanto per la data. Quanto l’autore racconta, nel diario del “Viaggio”, porta la data del 5 aprile 1787. Oggi ricade una sorta di anniversario dell’aneddoto. Sono passati esattamente 220 anni. E, a parte ogni altra considerazione sul servizio di nettezza urbana – che a Messina si presterebbe a salaci considerazioni che stavolta vi risparmio – mi è passata per la testa, l’idea di invitare la gente a…fornire il proprio personale apporto in natura per rendere più morbido di quanto, in fretta e furia, stia facendo il Cas, il tratto di autostrada che dovranno percorrere il mese prossimo per partecipare al G7 di Taormina, i Grandi dell’aristocrazia politica mondiale: Trump, Merkel, Hollande, May, Trudeau, Abe e il nostro Gentiloni, insieme a Juncker e Lagarde. Magari con l’aiuto di un po’ di greggi e bestie da soma. In fondo tali veniamo considerati, certo in questa circostanza. Una protesta ? Chiamatela come vi pare. Ma, come possono il governo regionale, il sindaco metropolitano Accorinti e il vertice dell’ineffabile Consorzio Autostrade Siciliane, perpetrare uno sconcio come quello di destinare quasi l’intero di otto milioni di euro per asfaltare, sistemare e infiorare i tronconi della A 18 da Catania a Taormina, in cui è previsto il corteo dei capi delle nazioni e del loro nutrito seguito e snobbare tutto il resto ? Ignorare soprattutto annose istanze, richieste, petizioni. Di pendolari, famiglie, automobilisti, che ogni giorno da Taormina a Villafranca e oltre, rischiano la vita, facendo lo slalom tra buche, interruzioni, frane, gallerie spente, protezioni e guard-rail insufficienti e antiquati ? Come può sopportare lo schiaffo quanti pagano il pedaggio per mettere in pericolo l’incolumità propria e di chi ha a bordo, come i messinesi che devono uscire al casello di Villafranca che Villafranca non è, perché è Ponte Gallo, territorio “messinesissimo” ? Otto milioni stanziati da Crocetta destinati ai Grandi. Non vi risparmio – no, non ve lo risparmio – l’elenco delle opere che saranno effettuate quasi tutte al di fuori del territorio della città. Guardate un po’. Ripristineranno la pavimentazione negli svincoli di San Gregorio, Acireale e Giarre 

 (1.287.000 euro), nella tratta compresa tra la barriera di San Gregorio e lo svincolo di Taormina e viceversa (1.293.500). Rifaranno tratti saltuari tra Taormina e la barriera di Tremestieri (1.295.000) e sistemeranno le gallerie tra Taormina e Giardini Naxos (945.000). E, sempre laddove viaggeranno i Supremi, tra Taormina e S. Gregorio, daranno una rinfrescata al verde (586.000), alla segnaletica (194.000), alle barriere (189.800). Inoltre, una manciata di milioni, ma non ora, “poi”, dopo il G7, sono destinati a 

lavori urgenti idraulici nelle gallerie della tratta da Messina a Taormina (600.000), a piante e fiori (320.000) e alla 

segnaletica nella stesso troncone. Infine, un po’ di spiccioli tra Taormina e Tremestieri per segnali stradali (193.800), per le barriere incidentate (192.000); e 992.000 euro “a saliàri” – come si suol dire in lingua madre – per impianti elettrici in tutta la A 18. Anche queste briciole dopo – dopo, speriamo – il blindatissimo vertice a Taormina, dove peraltro sta andando in scena una collezione di figuracce per il ritardo dei lavori. 

Pressoché tutti i lavori – per quanto pochi siano – si fermano extra moenia, ai confini di Messina. Non scavalcano il casello di Tremestieri. Nel silenzio di Accorinti, sindaco metropolita sulla carta e complice di Crocetta nel quotidiano. Lui, ex scalatore di piloni, ex vociatore, ex protestatario, non parla. Non dice nulla dell’ennesima umiliazione della città. Non per non avere compreso il fatto, come scrivono i suoi ex amici Sturniolo e Lo Presti nel loro libro. Ma per averlo compreso bene. Troppo bene. È accucciato ai piedi dei potenti. Non della Terra. Ma di quelli rasoterra: Renzi, Crocetta, Del Rio. E Genovese. 

Quanto al mio gesto: immaginatelo. E riproducetelo simbolicamente a tempo e luogo nell’urna. Ve ne sarò grato.

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