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L’Ignoto Marinaio – DOVE PORTA LA RUA (noterelle per i successori degli assessori a Cultura e Turismo, tanto questi…)

L’Ignoto Marinaio

DOVE PORTA LA RUA (noterelle per i successori degli assessori a Cultura e Turismo, tanto questi…)

Annativìnni a giucàri ‘nta vostra rua“. Quante volte ce lo siamo sentiti dire da bambini quando andavamo a giocare in trasferta: cioè nel giro di qualche centinaio di metri. Rua? Che roba è? A casa mia, come in tutte, non mancano vocabolari e dizionari. Io li amo: si sono incrementati con le “stratificazioni” apportate dai vari “pezzi” della famiglia. E della sua evoluzione, diciamo così. Devoto-Oli, Zingarelli, Palazzi, De Mauro. E la ristampa anastatica di un volume di Niccolò Tommaseo. C’è poi Internet che pullula di dizionari e similari, non tutti affidabili. L’etimologia e’ come la medicina: sul web, da autodidatta, si rischia di fissarsi su malattie e significati immaginari. Comunque, dopo rapido consulto tra volumi e Rete: rua in effetti sta per strada stretta, vicolo e viene da ruga. Sì, ruga, il segno del nostro lento invecchiare. Nemica di tutte o quasi le donne e ormai degli uomini. Ruga, solco, strada. Piccola via. Ecco perché gli adulti, disturbati dai nostri giochi non proprio silenti (quanti palloni contro vetrate, con fughe precipitose!)  ogni tanto ci dicevano: andatevene a giocare “nella vostra rua”. Oggi no. I ragazzi si spostano poco, non dalla loro “rua”, ma da casa: ipnotizzati da smartphone, playstation, computer, tablet e (ancora per poco) la “vecchia” tv. In francese strada si dice “rue”. E proprio “rua” e’ rimasta gergo popolare per gli Spagnoli. E in portoghese. Anche in altre regioni italiane la “rua” ha lo stesso significato del termine, ormai arcaico e caduto in disuso di strada. In Sicilia le tracce sono rimaste. Leggo che “nella Palermo alto-medievale e, per questo periodo s’intende tra il XIV e XV secolo, c’erano le “Rue palermitane”.

Durante la dominazione angioina-aragonese, varie erano le “rue” che permettevano di oltrepassare un luogo con un altro cioè via o strada di comunicazione. Questa era la consuetudine di quel periodo e si chiamavano semplicemente “rua” o “ruga”: quando questa era di nuova apertura ed non avevano caratteristiche salienti venivano intitolate “rua nova” tout court; o anche intitolate al personaggio di spicco che vi abitava, nobile e non, o all’attività artigiana più diffusa. Di questo toponimo ne resta attualmente uno solo che si riscontra nella via “Rua Formaggi”; di rue ne esistevano parecchie altre: si possono riscontrare in documenti notarili che indicano le particelle che i vari proprietari citavano nei “rogati” di vendita, le restanti erano la “Ruga di La Djmonia”, la “Ruga Grande” e la “Ruga Virdi”, e tante altre ancora, cancellate dalla memoria pubblica.

La “Rua Nova o Formaggi” si trova nel quartiere dell’Albergheria e prende il nome di un’importante famiglia che vi risiedeva e va dalla salita Raffadali dalle vie Nino Basile e dell’Università fino a Piazzetta Ballarò.

E Messina? Aveva le sue “rue”. La più importante, ci hanno lasciato scritto gli storici locali, era la “Rua Maestra“, che coincideva col Dromo (dal greco δρομος, dal tema di δραμεῖν “correre”). In sostanza era quella che dopo fu chiamata, e tuttora è, la Via Consolare Valeria che si snoda nella zona Sud della città. “Maestra”, perché era la strada più importante, a fronte di vie quasi tutte piccole e ristrette. Sulla Rua Maestra sorgevano le attività economiche più fiorenti, in particolare le fabbriche della seta. Ma ancora oggi a Messina ci sono vie che nel nome portano l’antica denominazione: via Rua,  via Rua Camaro Superiore.

Vorrei anche dare un’informazione agli assessori alla Cultura e al Turismo, nel quasi impossibile caso che non lo sapessero: c’e una Rue de Messine a Parigi. Ricade nell’ottavo arrondissement e precisamente dentro il Quartier des Europe. Il distretto “ospita” l’Eliseo, gli Champs-Élysées e Place de la Concorde. E Rue de Messine è una delle 24 strade dedicate a grandi città, con in testa le grandi capitali europee. Non è una viuzza. È una strada conosciuta che sfocia nell’Avenue de Messine. Altra arteria per nulla secondaria. Ambedue con una storia. Chissà se, in qualche pausa delle faticosissime cose che li stremano ogni giorno, con i risultati e gli odori sotto gli occhi e i nasi di tutti, verrà agli assessori suddetti un’ideuzza per mettere a frutto la cosa. Che so: un gemellaggio con l’8^ arrondissement di Parigi o col quartiere Europa. Un’attività di scambio culturale, turistico, commerciale. Magari Accorinti potrebbe prendere contatti col “maire” dell’arrondissement, il sindaco del distretto. O forse i consiglieri messinesi con i consiglieri loro “omologhi”. Lavorare a un progetto. No? 

Dite hanno altro a cui pensare? Non faranno nulla? Grazie. Lo so già. Confido nei successori. Un anno passa veloce. A me interessava annotare quanto la nostra lingua madre non finisca mai di sorprenderci: ciascuno di noi ha dentro tesori linguistici e culturali di cui e’ inconsapevole scrigno. Per la verità padre Dante lo sapeva bene. Non per nulla nel suo trattato linguistico, il De vulgari eloquentia  (I,XII, 2-4)  scrive che ” per il fatto che molti poeti  poetarono solennemente……tanto che tutto quello che producevano  i migliori tra gli italiani, appariva dapprima nella Corte di tanti Sovrani, e per il fatto che la Corte avesse sede in Sicilia, è avvenuto che tutto ciò che si è prodotto di poetico prima di noi, fu detto Siciliano“.

Vedi un po’ dove scrivendo mi ha portato la Rua. Da qualche parte o a qualcuno. Come tutte le strade.

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