Blog

L’Ignoto Marinaio – Giampilieri: 37 morti sfortunati

L’Ignoto Marinaio – Giampilieri: 37 morti sfortunati

Per la giustizia italiana non c’è stata nessuna ingiustizia a Giampilieri. Per l’alluvione del 2009 il Tribunale di Messina ha assolto tutti, politici e tecnici. “Il fatto non sussiste“: nessun reato, nessuna responsabilità, nessuna colpa. Niente di niente. Cancellata la prima condanna a 6 anni per “omicidio plurimo colposo” a carico degli ex sindaci di Messina e Scaletta Zanclea. Quei 37 morti sono morti perché dovevano morire. Perché era scritto così. Invece di dolo, negligenza, imperizia, mancato allarme, non vigilanza, obbligo di evacuazione, mancata adozione di piani, entrano in gioco altre parole: il caso, l’eccezionale, il fortuito:Series of Unfortunate Events”, per richiamare il famoso film di Brad Silberling. Solo che quella è una commedia, qui si tratta di una tragedia reale. La mente così corre a un’improvvida Provvidenza. A un fato cinico, cattivo. Cioè: quei 37 messinesi sono solo 37 sfortunati. Morti perché la furia dell’acqua ha scelto in quel luogo, a quell’ora, loro. Proprio loro. Soltanto loro. Una ruota della fortuna all’incontrario. Io rispetto le sentenze, ci mancherebbe altro; la prima che condannò i due sindaci  Peppino Buzzanca e Mario Briguglio, mandando assolti tutti gli altri, tecnici pubblici e privati. E, allo stesso modo, la seconda che, riformando il primo grado, ha scagionato tutti, proprio tutti. E, se ci sarà il terzo giudizio, anche quello. Ma intanto questo di appello è un verdetto che – come ha scritto un avvocato fuori dal processo, Chiara Sterrantino – è “lontana dal sentire della gente”. E dal dolore, dico io. E forse anche dal senso comune. Che non ce la fa a comprendere. A fare proprie quelle poche righe del dispositivo. Non è necessario, direte voi. È però necessario, qualcuno lo deve pur fare, spiegare alle vittime lassù, di tutte le età di cosa e di chi sono vittime. E cosa diciamo alla mamma che ha perso due ragazzi nel disastro? Cosa rispondiamo alle sue grida di sgomento e disperazione? Cosa replichiamo alla signora Raffaella Ingrassia, la mamma di Leo e Christian Maugeri, di 21 e 22 anni, morti nell’alluvione? “La giustizia – ha detto – è un diritto e un dovere. Risiede dentro ognuno di noi e urla dentro di me. Urla la disumanità di una giustizia ‘mascherata’ che ha ucciso per la seconda volta i miei figli.Come madre, invece, recisa nel mio diritto di esserla, dico a chiunque abbia colpa di ciò e sente la gioia dell’assoluzione data da un giudice che non è Dio, di ricordarsi sempre di me e, soprattutto, quando gioiranno di qualunque tappa e successo dei propri figli di avere impressa nella loro coscienza, se esiste, ciò che hanno tolto a me”. Una preghiera e un’imprecazione. Che le si può dire? Dio Padre: è lui il “colpevole”? Cosa tiriamo fuori? La Teodicea? È stato giusto così ? Iustus, cioè secondo ius, secondo legge. Sono innocenti amministratori e funzionari; i morti, no, se nessuno paga. Bisognerebbe così prendersela con la giustizia divina, non con quella terrena. Sì, sì, ho capito. Colletti bianchi e salottini cittadini convergono: disgrazia fu. 

Ma non per me, non per me piango; io piango per questa madre, che tra l’acqua spera, per questo padre che desìa, nel fango“, ci ha lasciato scritto il poeta nostro. (G. Pascoli, “Il giorno dei morti”). E così sia. 

In alto