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L’IGNOTO MARINAIO – GIRO D’ITALIA E GIRO DELLA CITTÀ: LA MESSINA ROSÈ NON È QUELLA REALE. ACCORINTI COME TARTUFFE (RENATO AVRÀ LETTO MOLIÈRE?)

L’IGNOTO MARINAIO

GIRO D’ITALIA E GIRO DELLA CITTÀ: LA MESSINA ROSÈ NON È QUELLA REALE. ACCORINTI COME TARTUFFE (RENATO AVRÀ LETTO MOLIÈRE?)

Vi sarà capitato di leggere o rileggere Il Tartufo (Tartuffe ou l’Imposteur), che Moliere scrisse a Parigi nel 1664 dove andò in scena il 12 maggio. In libreria trovate varie edizioni. Ma si può scaricare gratuitamente (http://www.iisbachelet.it/biblioteca/il%20tartufo.pdf). È una commedia che ha goduto di tante interpretazioni e rappresentazioni teatrali. 

A me pare la chiave di lettura per cogliere fino alla radice il “caso Accorinti”. A comprendere, al di là delle cause che sono più profonde, il profilo teatrante dell’attuale sindaco eletto quattro anni fa. Trascorsi i quali, mi sorprende ancora la sua capacità di reggere la medesima maschera che indossò quando fu eletto. Continua a fare la parte come se il tempo non fosse passato. Come se fossimo al fischio d’inizio della partita, non alla sua imminente conclusione. Uno spettacolo che non modifica il copione: nessun fatto, ordinario o eclatante, induce gli attori di Palazzo Zanca – che peraltro cambiano spesso – a variare sceneggiatura. E comportamenti. Neppure in presenza di eventi eclatanti. L‘immondizia permanente per le vie, il turn-over frequente di assessori, le scuole lasciate al freddo: sono fatti visti e patiti, non opinioni politiche. Accorinti è in piena fictio: recita il sindaco pio e rivoluzionario, il quale chissà cosa sta facendo per cambiare le cose, rispetto a “quelli di prima”. La verità è che il Tibetano è come “quelli di prima” nel modo di pensare e di pensarsi. E anche peggio negli standard di servizi pubblici assicurati alla comunità. È l’ipocrisia, lo scostamento tra facciata e realtà, tra narrazione e “cose”, ciò che colpisce. Ancor più del malgoverno che cerca di coprire. Prendete il Giro d’Italia. Io non so se sarebbe stato giusto rinunciare alla tappa messinese. Se la città fosse stata in grado di accoglierla, non avrebbe avuto senso fare un passo indietro. Se ci fossero state strade in ordine, mancanza di buche, pulizia e arredo soddisfacenti, cioè una “urbanità” di buon livello ordinario, perché no? Se, cioè, la città reale fosse stata quella di tutti i giorni, quella che le famiglie messinesi vivono nel quotidiano, perché rifiutare un evento sportivo nazionale? Purtroppo non è così. E molti la domanda se la pongono. La città che Accorinti vuole mettere in mostra non è quella vera. Messina oggi è ancora piena di rifiuti. Basta fare un giro della città per vedere ovunque spazzatura sparsa, cassonetti abbandonati, rifiuti bruciati non raccolti, residui di mercati, cartacce e sacchetti di plastica a gogò. E incuria diffusa: marciapiedi dissestati, verde tralasciato, pozzetti sconnessi, erbacce spontanee, degrado esteso. Al centro e nei villaggi, dove la qualità della vita è precipitata. La Messina rosè, imbellettata in fretta e furia, con asfalto delle strade, rifacimento di aiuole, rimessa in funzione di fontane, non è vera. È una fake-città. Ad uso e consumo della fabbrica del consenso dei “cambisti dal basso”. L’ennesima  operazione per mettere in mostra il sindaco-campione del nulla. Una giornata; poi tutto come prima. Il tempo per qualche comparsata sui media di Renato e tutto ritornerà al suo posto. Al decadimento. L’apoteosi del Giro sarà lontana dagli impianti sportivi senza requisiti, dalle palestre prive di custodi e manutentori, dai campetti lasciati in balia dei vandali. Dai ragazzi delle periferie che non hanno dove giocare. Esiste un assessore allo Sport? I messinesi, ai quali non fa difetto il sarcasmo, dicono: occorrerebbe un Giro d’Italia al giorno. E invece sarebbe necessario un tour di sindaco, assessori e consiglieri tra la gente. A sentire bisogni. E giusti improperi: tutti guadagnati sul campo dall’Amministrazione. La quale, per mettere in scena la città che non c’è, mi dicono non abbia badato a spese. Macché riequilibrio di bilancio. Accorinti se ne frega quando è in ballo il maledetto apparire che gli danza dentro, insopprimibile. Soltanto l’affitto – non l’acquisto – con estrema urgenza delle 1.200 transenne da collocare sull’ultimo tratto della tappa costerà ai messinesi 70.000 euro. Un noleggio dalla spesa esagerata, forse perché è stata necessaria una procedura affrettata per aggiudicare l’appalto. Urgenza di che, se la giunta sa da tempo che il Giro avrebbe toccato Messina? Come prima? Peggio di prima? Fate voi. È un esempio, tra tanti, di cattiva amministrazione. Che, secondo la T-Shirt che ci governa, i cittadini non vedono, abbagliati dai riflettori e rintronati dalle sue orazioni propagandistiche. Accompagnate a ripuliture e interventi “a ore”. Una mistificazione che si aggiunge al patrimonio di travestimenti: adesso non riguardano solo lui, Accorinti la impone alla città. Fino a quando? Personalmente mi auguro che il sindaco Scalzo faccia la fine di Tartuffe, paradigma di tutte le imposture. 

“LA GUARDIA

…Signore, rallegratevi, è cessato l’allarme.
Un Sovrano ci guida, nemico della frode,
Un Sovrano capace di leggere nei cuori,
Che l’arte degli ipocriti non riesca a ingannare. L’anima sua dotata di fine intelligenza
Vede tutte le cose nella perfetta luce;
In essa mai sorprendi accessi di passione,
La sua ferma ragione in eccessi non cade.
Agli uomini di merito dà una gloria immortale, Ma non si lascia mai dallo zelo accecare; L’amore per i veri devoti non gli chiude
Lo spirito all’orrore di cui son degni i falsi. Quest’uomo non poteva raggirare il Sovrano, Da insidie più sottili questi sa premunirsi.
Col suo lucido sguardo, ne ha sùbito scovato Nelle pieghe del cuore la nascosta abiezione…”.

Guardia e Sovrano: siete voi. 

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