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L’Ignoto Marinaio – L’ AMMUÌNA DELLE DELEGHE: RENATO ORA È SUBLIME, VOI ANDATE IN PACE

L’Ignoto Marinaio

L’AMMUÌNA DELLE DELEGHE: RENATO ORA È SUBLIME, VOI ANDATE IN PACE

 

“All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa

e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora:

chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra

e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta:

tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa

e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio

passann’ tutti p’o stesso pertuso:

chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à”.

Vi farei un’offesa a riportarvi la traduzione che – noi ex cittadini del Regno – siamo tutti in grado di comprendere. E poi la traduzione dal napoletano farebbe perdere la significanza e il suono delle parole originarie. 

È la cosiddetta “Ammuìna”.  Da adottarsi come regola aurea per creare confusione, dando l’impressione di operoso attivismo. È stato fatto passare come regolamento della Real Marina del Regno delle due Sicilie, in occasione della visita di alte Autorità. Mai esistito. Un fake. Ma l’amministrazione Accorinti lo ha adottato davvero In modo consapevole.

E cos’è, se non Ammuìna, l’ennesimo scambio di deleghe nella giunta tibetana? Rimpasto, si dice in politichese. Ridistribuzione, spiegano dal Palazzo. Lo chiamino come cavolo vogliono. È un altro cambio. Movimenti inconsulti. Spia di un fallimento. E ansia di non morire, se vogliamo buttare la palla nella tribuna della psicologia. Ma in pieno spirito di ammuina. Per creare novità rimestando il vecchio che già sono. Vedi Guido Signorino. Potente assessore a politiche finanziarie, vice di Renato sulla carta, ma in realtà co-sindaco nella prima stagione dell’accorintismo. Caduto in disgrazia l’anno scorso, il prof era stato scippato del posto di vicario e del Bilancio. Era rimasto assessore, dopo rumors di un’uscita umiliante dall’esecutivo. Ma il suo è stato un anno in seconda fila. Vittima delle Guardie Bassotte della Rivoluzione. Con la nuova divisione dei compiti è tornato in auge. Si è preso il Riequilibrio e le Partecipate. Cioè il vero bilancio: la delega al Bilancio è solo l’osso. La polpa è il Piano di Riequilibrio. Ed è singolare che un assessore al Bilancio – quel tale Cuzzola – non abbia competenza sul piano di Riequilibrio. Dal quale dipende la vita del Comune come ente e della città stessa. Se non nella logica del potere. Che Accorinti dosa come un Genovese o un Buzzanca qualunque. Col bilancino dello speziale in cui erano maestri Astone e Ordile. E prima ancora Gullotti e Capria. E ancor oggi i centristi casiniani alla D’Alia. Adesso in Renato che scimmiotta, si aggiunge uno scientismo inconsapevole, il complesso d’inferiorità nei confronti  degli accademici: questo il miracolo che ha resuscitato Signorino. Il quale, nel caos determinatosi a Palazzo Zanca nell’ultimo giro di gestione amministrativa, aspira a ridiventare il Lume della giunta, il polo della Ragione. E della Ragioneria. In perenne e distruttivo conflitto con i cosiddetti movimenti, a partire dai “bassotti” di CMDB. E con l’aspirazione di fare lui il timoniere. Obiettivo ? Non fracassarsi sugli scogli contabili e riprendere il largo con un secondo mandato per lo Scalzo e gli Ottimati. In primis lui.

Di altro c’è solo da rilevare che la povera e unica assessora, gettata nell’arena delle politiche sociali, non avanza di grado. Una sconfitta storica per la rivoluzione accorintiana quella di una sola donna in giunta. Contraddice tutta la predicazione progressista del Tibetano. Il quale ci poteva mettere una pezza facendo fare, in questo rimescolamento di carte, un salto in su alla signora Antonina. Poteva nominarla sua vice. Sarebbe stato un gesto per riaffermare i valori dell’egalitarismo di cui la parità di genere è una sorta di nuovo testamento. Che la dura praxis palazzista ha però contraddetto. Ancora una volta: contraddizione in più, contraddizione in meno, a questo punto, conta poco. Se n’è buttate tante dietro le spalle di impurità il Puro. E, stavolta, nel suo candore ha confermato De Cola all’Urbanistica. Infischiandosene di un conflitto d’interesse grande quanto la base di un pilone. De Cola si sacrificherà ancora per voi. E poi lo sapete: le rivoluzioni hanno bisogno sempre di un ingegnere. E un ingegnere si trova sempre in questi passaggi insurrezionali. Sempre.

Non ci resta che occuparci di Lui. Il Sublime. Intendendo, alla Schopenhauer, Renato. Lui ora è assurto, col nuovo Ordo, ai cieli del Sublime. Intendo il Sublime 5: il massimo pensato dal filosofo tedesco. Al cospetto di Accorinti, non so voi, ma io mi sento come “quando noi abbiamo davanti agli occhi in grande la lotta delle forze ribelli della natura, quando in quell’ambiente una cascata con il suo fragore ci toglie la possibilità di udire la nostra stessa voce; o quando siamo al largo nel mare tempestoso: onde alte come case si alzano e si abbassano, si infrangono con violenza sulla ripida scogliera spruzzando in aria la schiuma, la tempesta ulula, il mare ribolle, da nubi nere guizzano lampi e tuoni soverchiano la tempesta ed il mare”. E mi vedo “inconsistente fenomeno della volontà, che il minimo urto di quelle forze può fare a pezzi, indifeso davanti all’imponente natura, dipendente, abbandonato al caso, un nulla che scompare al cospetto di potenze immani” (A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Laterza).

Come fate a non vederlo – come lo vedo io – arrampicato fino alle irraggiungibili vette dell’Estetica. Il pilone è un ricordo da rispolverare ogni tanto, quando serve. Come non scorgerlo lontanissimo lassù dopo che ha riservato a se stesso quelle due deleghe. Che assorbono sono la svolta dell’Etica e dell’Estetica. Macché sviluppo (ovvio, sostenibile), occupazione, istruzione, ceti deboli. Bastano le Politiche della Pace e le Politiche contro le Mafie. Lasciamo stare la seconda. Già abbiamo avuto prova. Mi basta e sono soddisfatto. Mi basta e mi soddisfa il giudizio che ne danno nel loro libro Nina Lo Presti e Gino Sturniolo: “Attraverso una furba estetica, egli è riuscito a mantenersi interno a circuiti di movimento e associazionistici, facendo l’antimafia, senza aver mai mosso un dito, da Sindaco, contro la mafia” (Lo Presti e Sturniolo “Assolto per non avere compreso il fatto”, Armando Siciliano Editore).

Ma le Politiche della Pace no, signori, quelle no. È una Cosa, non solo Sublime, è Celeste. Ma non il vecchio stadio, che avete capito ? Celeste, celestiale. Le sue Politiche della Pace saranno decisive non per noi, abitatori immeritevoli della città che ha avuto il coraggio di farlo sindaco, ma per il Pianeta. Perché credete che il G7 si faccia a Taormina: perché a Taormina risiede Lui. E lì i Grandi si raduneranno per ascoltare la sua parola. E, attenti, il Dalai Lama perché verrà a Messina, se non per apprendere. Da lui, incompreso Sublime in una città inadeguata alle vertiginose altezze a cui si è auto-assunto. A dispetto di questa misera Messina che i gonzi vogliono ancora cambiare dal basso. Che c’è da cambiare? È già tutto cambiato. Secondo la regola gattopardesca che conoscete. Andate in pace. O non datevi pace. Fate voi

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