Blog

L’IGNOTO MARINAIO – LA MAGLIETTA DI RENATO E LE MUTANDE DI CATENO: DUE MASCHERE DEL DECLINO

L’IGNOTO MARINAIO

LA MAGLIETTA DI RENATO E LE MUTANDE DI CATENO: DUE MASCHERE DEL DECLINO

Cateno De Luca, già sindaco di Fiumedinisi, già (tra poco) sindaco di S Teresa di Riva, ex onorevole regionale in mutande per protesta, adesso vuole fare il primo cittadino di Messina. Al posto di Accorinti. Ho visto gente sgranare gli occhi, storcere il muso, sorridere, ridere fragorosamente, accigliarsi, dipingersi il viso di preoccupazione, toccarsi la testa col dito. O semplicemente accogliere la notizia: con un “ci voleva solo lui, ora non ci manca niente, siamo a posto“.

E giù discussioni che vanno da “è un pazzo, avete visto che ha combinato nel suo paese“, al “a S Teresa ha amministrato bene”. E ancora: è messo male per il “sacco di Fiumedinisi”. Lo condannano. Lo mettono dentro. Se la caverà. L’Avvocato-Professore-Onorevole Taormina lo salverà. Tutto e il contrario di tutto. Ma l’interessato ha raggiunto il suo scopo: si parla di lui. Bene o male. Forse più male che bene. Ma che gli frega? Ambisce a esportare se medesimo al di là delle lande joniche. O meglio, dopo averlo sperimentato a S.Teresa, vuole divulgare il “modello Fiumedinisi“. Lui – secondo lui -impersona un modo di gestire la cosa pubblica: ne è inventore e fondatore. E come gli americani hanno creduto di esportare la loro democrazia in Irak, lui vuole evangelizzare paesi e città. Per costruire una “Sicilia Vera”. Adesso Cateno si è fissato: deve inoculare il suo vaccino amministrativo a Messina. E “scatenare” – liberare dalle catene – il capoluogo dal Tibetano. Ambizioso progetto per l’obiettivo: Messina è città metropolitana, anche se Accorinti non lo ricorda. E per la singolar tenzone. Lo spettacolo è assicurato. Non vedrete comizi, ma spettacoli all’aperto. Non dibattiti, ma show in televisione. E invasione dei social. Con largo impiego di risorse. E con toni altissimi e parole in libertà. Perché De Luca e Accorinti si rassomigliano. Per parecchie cose. In cima a tutte una: sono narcisi ambedue. E con in testa, sopra tutto e tutti, l’Io. Un ego senza argini. Un volere “apparire” come “daimon” dominante. Ma con una differenza: sotto la maglietta di Accorinti non c’è nulla di ciò che predica. De Luca non è un campione di buon governo, ma qualcosa combina. Fa, inventa, imbroglia, sbroglia, ma fa. E in uno scenario jonico con sindaci-medici ultrasessantenni, rattrappiti nell’unico scopo di fare i primi cittadini a vita, è stato percepito come nuovo. Decisionista ed efficiente. E qualcosa di vero c’è in questa immagine che si è cucita addosso. Tra piece teatrali, gesti inconsulti e attacchi ad personam che poteva risparmiarsi. In primis, ai magistrati di cui sarebbe, a suo dire, vittima e bersaglio: storytelling non molto originale. In politica si è visto. Ad altre altezze. Con gli esiti che conosciamo. Comunque, se gli altri non fanno nulla, il poco che fa lui è visto negli specchi ingranditori.

Aggiungete che, con abilità e disinvoltura, dal niente ha messo su un patronato. Un’ industria di servizi, ma anche di “posti” e di voti, con “stabilimenti” in tutta Italia: il che vi fa capire di che pasta è fatto l’uomo. Capace di tutto. E di mettersi in testa qualunque traguardo. Di affrontare tutte le sfide. Certo, con un eccesso di generosità nel valutare le proprie potenzialità: l’avventura della candidatura alla presidenza della Regione, è finita, se non nel ridicolo, in un “unnì vulià annàri”; scettico e sfottente sarcasmo del senno di poi, anima della nostra sicilitudine. Ma l’addio ai monti Peloritani e alla valle del Nisi e la discesa nella marina di Savoca – così un tempo veniva chiamata S Teresa – gli è riuscita. Ha mandato a casa i notabili locali che turnavano. E si è imposto alla stanchezza della gente. Un populismo d’avanguardia, proto-grillismo strapaesano. Insieme a inclinazioni genetiche, lo hanno fatto arrivare laddove nessuno avrebbe pensato. E – in tempi di cinquestellismo come ideologia egemonica – ne fanno un vettore di politica “altra”. Scomposto e scompisciato quanto volete, ma raccoglitore di protesta e domanda anti-establishment. Pur essendo lui stesso un pezzo di consolidato potere. “Eppure, vedi questi pazzi? Senza badare al fantasma che portano con sé, in se stessi, vanno correndo, pieni di curiosità, dietro il fantasma altrui! E credono che sia una cosa diversa”, scrive Luigi Pirandello in “Così è, se vi pare”.

E a me, vostro scrivano, allievo antico di Spengler e delle sue lezioni ne “Il Tramonto dell’Occidente”, l’apparire di strane cose e persone, non turba. E nemmeno meraviglia. Necesse est. Occorre: perché sia compiuto il declino di Messina. La cui parabola di decadenza ha prodotto Accorinti e la sua brigata “dal basso”. Una traiettoria iniziata ben prima. Col piede “barcellonese” sul cuore della città. E i disastri che abbiamo visto. Adesso se arriva Cateno e il suo “modello fiumedinisano”, o un’altra maschera di cui il “teatro della crisi” ha bisogno, perché stupirsi ? Potrebbe esserne il punto finale. O anche l’inizio di Altro. Peggio, voi dite. Ma non è detto. E comunque mica è colpa di De Luca. Come non è, in fondo, responsabilità di Accorinti. Hai voglia a blaterare degli “errori del popolo”. O dei limiti della democrazia. O degli abbagli del suffragio universale. Sono stati eletti. Da voi Da noi. L’uno e l’altro sono “epifanìa” del liquefarsi di questa città. Sociale e culturale. Ancor prima che politico e istituzionale. Grave. Ben più dell’eclissi dei partiti: effetto, a valle, della sua decomposizione morale e civile. Tutto può presentarsi all’orizzonte. Impolitico demonizzarlo. Meglio capirlo. E farci i conti. Con l’idea che al peggio non c’è mai fine. O che il Ciclo, la Provvidenza, può servirsi anche di un Cateno per mettere fine all’impostura di Renato-Tartuffe. “Ca’ semu e ca’ calámu”, dicevano i vecchi pescatori Che erano marinai. Veri. E aggiungerebbero: “stamu o’ vidiri”. Scrutiamo l’orizzonte: forse arriva una tempesta. O una tragicomica fiction Forse ci sarà una battaglia tra “profeti”. Voi fate gli àpoti: quelli che non se la bevono. Da nessuno. Come il vostro Ignoto.

Testata registrata presso il ROC al n.25404.
Direttore Responsabile Giovanni Gentile Tutti i contenuti de lagazzettamessinese.it sono di proprietà di Soc. Cooperativa Sociale “COMPAGNIA DEI SERVIZI” P.I. 03175420839.

Scarica l'App de LaGazzettaMessinese.it

Copyright © 2015 - 2018 Soc. Cooperativa Sociale “COMPAGNIA DEI SERVIZI”

In alto