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L’IGNOTO MARINAIO – LUIGI PETROSELLI, FURCESE AFFETTIVO E INVOLONTARIO MAESTRO

L’IGNOTO MARINAIO

LUIGI PETROSELLI, FURCESE AFFETTIVO E INVOLONTARIO MAESTRO

Ieri ho partecipato da cittadino all’inaugurazione di Largo Luigi Petroselli, la piazzetta di fronte al mare, scendendo dalla piazza principale, a Furci. Bella manifestazione, ottimi interventi, denso di storia e di storie il ricordo della signora Aurelia. Lodevole davvero l’iniziativa del Comune e dell’associazionismo. Sì, Petroselli sindaco romano e furcese affettivo, come recita la bella opera che gli ha dedicato il maestro Licinio Fazio, amava Furci come amava sua moglie che furcese era effettiva oltre che affettiva. E anche noi, ragazzi della “rive droite”, ammiravamo quella personalità che si dava del tu con Enrico Berlinguer e apparteneva alla stagione dei giganti della cultura politica, come il nostro Giorgio Almirante. Quando veniva a Furci, i compagni erano in agitazione: se lo coccolavano, fino all’asfissia, ma lui politico e sindaco popolare, ci stava, amava quell’abbraccio estivo del paese e dei “suoi”. Allora non avevamo età e maturità politica per capire fino in fondo lo spessore culturale di Petroselli, lo abbiamo compreso crescendo. Era nostro dovere fare qualcosa “contro”, di tanto in tanto per animare quella temperata dialettica hegeliana che comunisti e missini, ma anche giovani dc, interpretavano nel nostro piccolo microcosmo. Un manifesto, un volantino, una polemica con cui cercavamo di citare anche lui per fare diventare il nostro “prodotto” più appetibile. Ma, poi, quando faceva il comizio finale per concludere la Festa dell’Unità – dove acquistavo i “loro” libri – io ascoltavo con attenzione quel suo dire fascinoso, pedagogico, sempre pacato, riflessivo: rispettava e si faceva rispettare. Vere e proprie lezioni, di stile soprattutto, ai suoi e anche a noi, critici e acerbi uditori, della sponda opposta alla sua. Poi, negli anni, compresi fino in fondo il valore dell’uomo, del politico, dell’amministratore. Non potevo sapere che le vie della politica mi avrebbero portato nella “sua” Roma, a percorrere tante volte, da deputato della destra politica italiana, quella via Luigi Petroselli, primo cittadino tanto amato, delle borgate e della cultura, che era anche “mio”. E a rivolgergli sempre un pensiero di rispetto e orgoglio, da ex ragazzo che un tempo gli aveva rubato qualche lezione “a contrario”. Lo stesso che gli ho rivolto ieri, in una serata che mi ha fatto rivivere, un tempo che ho vissuto e una civiltà politica, di cui tutti, oltre la destra e la sinistra, sentiamo l’eco lontana e una struggente nostalgia.

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