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L’Ignoto Marinaio – MESSINA, IL G7 DEL VOSTRO ACCORINTI, LA GUERRA IN TIBET (lo avete eletto per il “no war”?)

L’Ignoto Marinaio

MESSINA, IL G7 DEL VOSTRO ACCORINTI, LA GUERRA IN TIBET (lo avete eletto per il “no war“?)

Il G7 è finito, vinto né da Trump né da Merkel, ma dalla Bellezza: l’Italia, la Sicilia, Taormina. Più belle della bellissima Melania; e dall’ipnosi che ancora esercita sulle classi dirigenti, fossero anche i Grandi della Terra. Che di terre e panorami ne hanno visto. Adesso, possiamo discutere, ma lo stretto necessario, su una particella dell’evento. Insignificante, capiamoci: si chiama Renato Accorinti, sindaco di Messina e della Città Metropolitana, cioè capo di tutta la ex Provincia. Poche, essenziali riflessioni, diciamo così popolaresche. Poiché tutto, di serio e raffinato, è stato scritto. L’alta geopolitica non è cosa mia.
Primo: il sindaco metropolitano è stato scaraventato fuori, senza tanti complimenti, dalla scena del G7. Escluso da ruoli di accoglienza, ospitalità, rappresentanza. Rappresentanza sì. “Unfit”: inadatto, avrà scritto nei rapporti riservati, non solo italiani, chi di competenza. Un fatto molto serio che deve fare riflettere il popolo, tutti noi. E che fa uscire dalla banalità, dal “de gustibus non disputandum” della maglietta, del “free Tibet“. Dall’ognuno si veste come gli pare. Finora molti messinesi si sono schermiti, hanno fatto spallucce. Basta che sappia amministrare. L’abito non fa il monaco. E invece lo fa. E pesa sul ben governare. Che significa anche capitale di fiducia, immagine, relazioni. Così oggi tutti lo sanno. Sarà per la t-shirt, per l’andare scalzo, per l’habitus verbale: con gli “altri”, il vostro-nostro sindaco non è in grado di esercitare il potere più importante che gli avete conferito: quello di rappresentarvi, di “essere” voi, di parlare a nome vostro, di portare nei luoghi della politica le istanze e i problemi che gli avevate affidato. Non tocca palla nelle istituzioni, nel discorso pubblico, laddove si dialoga, si decide. La colpa non è degli altri: non foss’altro perché sono tutti gli altri. Che hanno un mandato di rappresentanza più ampio del suo. Non è capace lui di essere interlocutore. Ne abbiamo avuto prova. Straordinaria. Mondiale. Un danno. Grave. Esempio piccolo piccolo: Taormina ha avuto – ne sono molto contento – un enorme ritorno d’immagine. Catania – che ha ospitato i consorti dei Grandi – anche, minore. Messina – che è il capoluogo di Taormina – non è esistita. Zero. Cancellata. Questo non è un fatto e basta. È metafora, accadimento simbolico. Ha portata molto più grande del già grande episodio. Pensateci. Soprattutto quelli di voi che lo hanno votato.
Secondo. Renato è salito sulla sedia e ha gridato all’indirizzo di Trump: “No war, no war, no war”. Ragioniamo freddamente. L’ ironia è facile: chissà che effetti immediati del suo grido di dolore sulle coscienze dei potenti, sui destini del pianeta, sulla politica internazionale. E del suo gesto eroico, della ribellione che è bastato un sussurro della Digos a spegnere all’istante. Ma siete davvero convinti che lo Scalzo sia stato genuino, spontaneo: “lui è così”, ?sono le sue idee ? Non credeteci. Affatto. È un narciso. Furbo. È finto. Ha cambiato la maglietta “Free Tibet”: troppo radicale. Avrebbe dato nell’occhio. Troppo dentro questioni diplomatiche, anche se al vertice non c’erano i cinesi. Gliela avrebbero fatta togliere. O non lo avrebbero fatto entrare. L’ha sostituita con una banalotta ‘We welcome migrants, we are all migrants’ (Accogliamo migranti, siamo tutti migranti). Ma non si è posto il problema che l’evento a cui partecipava ha bloccato in questi giorni gli sbarchi. Con quel “no war” ha cercato di proiettare a livello universale il suo ego malato di ego. Echi mondiali non ne ha avuti. Neppure giornali e tv nazionali gli hanno dato ascolto. È rimasto deluso. Ha trovato spazio sui media locali. Pazienza: non è ciò che sperava, ma gli è utile anche quello. Ha potuto parlare ai “suoi”, alla parte più estrema, più “rivoluzionaria”: ai no-global, ai pacifisti. Agli anti, ai No tutto. Che saranno contenti. Ma lo sono anche quelle migliaia di elettori che non lo hanno votato per questo, che lo hanno eletto per altro, per governare la città di Messina? E per governarla bene? Come aveva promesso, come non sta facendo. Per niente. E anche qui rientra nel nostro ragionare la rappresentanza. I moderati, i ceti medi, le famiglie, le imprese, i giovani disoccupati, gli abitanti dei villaggi, lo hanno votato perché gridasse “No war” al G7? Dite, dite. Voi che lo avete scelto. Lo avete sostenuto. Ci avete scommesso. Vi basta il “no war”? Tutto “apposto”? Siete contenti così?
Terzo. Il sindaco “metrò” di Messina, dopo avere partecipato al G7 di Taormina, ha partecipato al contro-G7 di Giardini-Naxos, al corteo degli antagonisti. Un comportamento ridicolo. Deve lasciare? No, il Tibetano non deve dimettersi per questo: è stato eletto dai messinesi, lo dimettano, loro, se vogliono. Tra un anno. Osservando questi comportamenti. E usando la testa. Se ne sarebbe dovuto andare a casa il suo assessore Ialacqua. Prima di andarci. Perché non è stato eletto da nessuno. E perché, se gli piace così tanto marciare, farebbe meglio a marciare contro se medesimo e la sua incapacità di risolvere il problema della spazzatura. Il che non è stato e non sarà. I miei pensieri hanno termine qui.
In questi giorni ho letto un piccolo libro di inquietante autore: si tratta de “La guerra invernale nel Tibet” di Friedrich Dürrenmat (Adelphi). È fresco di stampa. Se potete leggetelo. Racconto fantastico, filosofico, profondo: non sai se lontanissimo o vicino vicino alla realtà. Trovo scritto: ” ‘Un governo intatto e senza popolo a ben vedere è la condizione ideale per governare’, poi scoppiò a ridere”. E altrove:” Qui siamo stati noi obiettori di coscienza a fondare l’amministrazione, altrove l’anno fatto i dissidenti, o chi era stato escluso dagli incarichi pubblici, per via delle sue idee politiche radicali…Un’accozzaglia di gente raccattata a caso”. E ancora: “Era come se il popolo seppellisse se stesso”. Ah certo, lassù sotto le montagne del Tibet. Dove, se no?

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