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L’Ignoto Marinaio – Tre assessori alla Cultura, nessuna cultura. Ma ora arriva il quarto, dai Cambisti Bassotti

L’Ignoto Marinaio

Tre assessori alla Cultura, nessuna cultura. Ma ora arriva il quarto, dai Cambisti Bassotti

“Credo davvero che avrebbe potuto essere un’esperienza eccezionale e avremmo potuto fare tante cose bellissime. Ma ora che vedo uno scenario grigio… credo sia necessario fare un passo indietro“.

Così, aveva detto Federico Alagna, portavoce dei Cambisti dal Basso, le Guardie della Rivoluzione di Renato Accorinti. Poi, il colpo di scena e il sindaco lo ha nominato assessore alla Cultura. E lui, sì insomma, ha fatto il passo indietro dal passo indietro. Ha accettato. Alagna, giovane dottore di ricerca, ha preso il posto di Daniela Ursino, organizzatrice di eventi. La quale aveva sostituito Tonino Perna, professore universitario, dal curriculum scintillante. Il quale prof era subentrato a Sergio Todesco, dirigente della Regione, presso l’assessorato dei Beni Culturali. Un intero caricatore consumato. Accorinti-Kronos ha divorato uno a uno i suoi figli-assessori. Eppure li aveva tutti presentati come uomini di cultura. O della cultura. Il che non equivale, ma lasciamo stare. Competenti, stando al curriculum vitae esibito. Digiuni di politica. E di politiche. Il che, nella mistica accorintiana, sarebbe una medaglia. Al valore di cosa, non saprei spiegarvi. Ma la mitologia del nuovo ha come pilastri l’essere ignoranti di politica. E marcare la distanza dal ceto dei professionisti weberiani dell’arte di governare. Tutto comprensibile. Accettabile. Se questa giostra del nuovo, avesse prodotti risultati. Progressi. Anzi, progresso, direbbero loro. Del che si vede poco. Diciamo la verità: nulla. Todesco era partito in quarta con grandi idee e una minima: la moralizzazione della plurisecolare festa della Vara. Alla fine del mandato ha prodotto nulla sui mega-progetti e tre défaillance. La prima, quasi quattro anni fa – cavolo, come scorre il tempo ! – una dura polemica sul fronte della legalità con Addiopizzo: l’associazione contestò a lui e ad Accorinti la nomina di due componenti del Comitato Vara con le carte non in regola con la legalità. “A nessuno dei componenti la commissione ed il comitato è stata fatta la verifica della fedina penale”, ammise Todesco. La giustificazione? “Tanto la commissione quanto il comitato hanno svolto attività gratuite, nessuno dei componenti ha ricoperto compiti istituzionali (come invece nel caso di Enti, società, etc.), nessuno di tali organismi ha gestito soldi pubblici”. Replica fragile. E sconclusionata. Che ignora l’influenza del fattori “ruolo” e “immagine” nei circuiti dell’illegalità. Non si hanno peraltro notizie delle due idee che Todesco aveva lanciato per moralizzare e fare cassa: la Lotteria Nazionale collegata all’evento Vara e il Museo Comunale delle Machine Festive. Io non ho visto nulla. Voi?

Passiamo al successore, Tonino Perna. Pendolare dello Stretto, il prof si è visto poco o nulla al Comune. Assente. Ed è singolare che un assessore alla Cultura venga ricordato per il “progetto della moneta complementare”. Più che un’utopia, un’astruseria radical-chic, distante anni-luce dai problemi della città. Una fuga dal quotidiano, dal principio di realtà. Che infatti è finita nel nulla e di cui si è perduto il ricordo. Fumo. Denso. Di niente. E nel niente si può sintetizzare l’attività cerebrale messa generosamente a disposizione dei messinesi dall’illustre docente. Che peraltro non era andato oltre progetti terra terra come le notti bianche della cultura e il Capodanno. Rimasti, comunque, progetti. Chiacchiera distillata, con tanto profumo d’accademia. Esilarante per la consorteria di Accorinti, ma deprimente per una città priva di una visione, di un programma, di un’idea di cultura cittadina. E di una mission specifica in terra di civiltà stratificate quale la Sicilia. Un fallimento. Al quale, prontamente, Accorinti ne ha fatto seguire un altro, il terzo: quello dell’assessora – ormai ex – Ursino. Vero è che la signora Daniela – presentata come curatrice di eventi – aveva un curriculum a chilometro zero, rispetto ai predecessori. Ma poteva, per questo, cavalcando la tigre della penuria di altisonanti titoli , giocarsi la carta di donna. E di donna d’azione, dopo due assessori maschi. O, per meglio dire, minchioni. E con un sindaco che di cultura è un astemio pervicace. Ci è riuscita ? Direi di no. Che film ha fatto ? Per usare una battuta molto nostra. Generosamente: ha messo la sua griffe sul restauro della Galleria Vittorio Emanuele. Su un lavoro fatto da altri: studenti, imprese, commercianti. Il Comune non ha messo un euro. E vabbè, concediamoglielo. E poi ? Gli addobbi natalizi. Ok. L’aiuola colorata alla villetta Quasimodo. E la tenda – sì la tenda – che mancava da due anni al Palacultura. Altre microscopiche cose. Vero, con pochi soldi a disposizione. Ma non era lei che aveva favoleggiato di fondi europei ? Mai arrivati. È arrivata, invece, la perdita di un finanziamento di 290 milioni del ministero dei Beni Culturali. E ci è caduta addosso la vicenda – gravissima e senza attenuanti – delle scuole lasciate al freddo: responsabilità anche – non solo – sua, essendo la titolare dell’Istruzione. Comunque il suo fatturato è lontanissimo dalla dimensione di una città metropolitana che ha millenni di storia e un’identità unica legata allo Stretto. Lei accampa giustificazioni. Non del tutto peregrine. Come l’ostilità palese dei movimenti rivoluzionari, specie dei “bassotti” del CMDB, e la mancata difesa da parte da parte del Tibetano. Ma, doveva ben sapere, chi fosse la brigata in cui si era intruppata e di che pasta fosse fatto il capo della brigata. Ha avuto la dignità di dimettersi dopo il voto di fiducia ? Diciamo che ha azzeccato, da “tecnica”, una mossa politica. Apprezzabile. Forse suggerita. O imposta. Ma non cambia il suo bilancio come assessore. Negativo.

Ora arriva lui, il portavoce – giovane come detta la moda – dei Cambisti dal Basso, i Custodi dell’Ideologia accorintiana. Alagna rappresenta quelli che “a Renato chiediamo, non il gesto sdegnoso dell’epurazione, ma l’umiltà di chi ammette i propri errori e sa ripararvi per tempo, prima che sia troppo tardi”.  E, dopo qualche tira e molla – sapete, anche nel campo rivoluzionario si sgomita – lo “spokesman” (contestato) di Cmdb, ce l’ha fatta. Renato lo ha chiamato. E lui sì è concesso. In fretta. Farà l’assessore. Così non ci sarà più che “all’interno della Giunta Accorinti hanno fatto ingresso persone (e storie) che col percorso di questa esperienza non hanno molto a che spartire, corpi estranei che rendono impraticabile persino ai più convinti sostenitori un’interpretazione coerente e unitaria di questa esperienza”. Ora c’è lui. Dopo tre fallimenti. Il sole della rivolta ideale potrà splendere. Senza nubi. Attenderemo fiduciosi le albe che verranno.

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