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Lo Stato italiano ostaggio della mafia

L’avv. Rino Nania, ha pubblicato nel proprio profilo facebook una riflessione, prendendo spunto dall’articolo del Corriere della sera, a firma di Paolo Mieli “L’ardua verità del patto”; rilanciamo sulla nostro giornale quanto scritto dall’Avv. Nania:

Paolo Mieli in un articolo del 23 luglio 2018 espone sul Corriere della Sera(link articolo) la sua analisi critica su come la magistratura riscriva la storia attraverso le sentenze che assume. Un modo, molto parziale, di fornire elementi di verità e consegnarle a chi dovrà interpretare storicamente e con metodo questi anni della cronaca italiana, contraddistinti dalla dialettica e forse dal reciproco riconoscimento tra politica e criminalità organizzata.
Nell’ultima sentenza depositata e pubblicata pochi giorni fa emerge l’ennesima rappresentazione di una latente trattativa tra #Stato e #Mafia che ha reso la Repubblica Italiana preda di un universo misto di contaminazioni perverse in cui uomini delle istituzioni ricoprivano ruoli, esercitando poteri sotto dettatura della mafia. Tuttavia Mieli, pur avendo letto le sentenze sulle plurali trattative, fa emergere una originale chiave di volta in cui si afferma la evidente contraddizione che la trattativa tra il ‘92 ed il ‘94 era, se malauguratamente esisteva, frutto di un accordo complessivo, in cui le leggi, in quel clima, venivano approvate all’unanimità. Ovverosia senza che vi fosse una parte cattiva (impersonata da Dell’Utri e Berlusconi) ed una parte buona ed ed integra (di PD ed alte istituzioni come la Presidenza della Repubblica) che votava ed approvava all’unanimità provvedimenti legislativi a favore della criminalità organizzata ed il malaffare, poi promulgati senza alcuna riserva del Presidente Scalfaro. Questa è una contraddizione che evoca una terribile verità su un Italia 🇮🇹 senza buoni e cattivi, ma solo costituita da soggetti grigi senza valori e morale che rendono lo Stato povero, piccolo, ipocrita e debole.

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