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Riflessione sullo Spoil system

Pubblichiamo, dal profilo Fb dell’Avv. Rino Nania, un suo interessante commento, che prende spunto da un’articolo sullo “Spoil system” sul Corriere della Sera a firma del Prof. Cassese.

Vi sono studiosi di diritto amministrativo che hanno conosciuto tutto della pubblica amministrazione ed hanno penetrato il significato profondo della cultura istituzionale: risorse umane e materiali, limiti nell’utilizzo, conseguimento dei risultati, efficienza ed efficacia dei mezzi e delle procedure, realizzazione di una dialettica equilibrata e corretta nelle relazioni tra burocrazia e politica.
Oggi in qualche frase pubblicata sul Corriere_della_Sera il Prof. Sabino Cassese, luminare amministrativista, passato dalle tante esperienze di accademico, consulente e giudice, ha inteso condurre a sintesi la sua attraversata vita professionale, provando a negare valore allo spoils system; ovvero alla possibilità riconosciuta agli organismi di indirizzo politico di scegliere i propri collaboratori, in funzione dirigenziale, e di svolgere con loro quell’attività di programmazione tesa a organizzare mezzi e risorse per ottenere risultati plausibili nell’interesse generale della comunità.
Lo studioso dalle plurime pubblicazioni ritiene ed opportunamente teorizza che la burocrazia, in applicazione dei dettami contenuti nella carta costituzionale, deve servire la Nazione a prescindere del colore politico di chi presiede l’azione di governo.
Se in linea di principio tale intendimento potrebbe apparire e fornire una base di ragionamento interessante che dovrebbe condurre e giungere allo studio di una ipotesi di elaborazione per poter uscire dallo spoils system, tuttavia la qualità della buona amministrazione si misura anche con la dimostrazione di una creatività istituzionale in grado di sperimentare ipotesi di soluzione e di intervento in grado non solo di dare continuità all’agire politico, attraverso la prassi amm.va, ma anche di rappresentare momenti di innovazione, di lungimiranza, di visionarietà, di capacità di capire il contesto e di orientarlo verso obiettivi aggiornati, come ad esempio nuove logiche di misurabilità e misurazione del lavoro nel pubblico impiego privatizzato.
Il giurista Cassese, a mio umile avviso, travisa quando prova ad importare ed assimilare i paradigmi dell’ENA (École nationale d’administration) concepita, inventata e fondata da De Gaulle per costruire una classe dirigente uniforme e capace di dare qualità alle istituzioni, garantendo imparzialità e valorizzazione del rendimento negli enti pubblici.
Infatti in tutto questo trovo un limite fallace, vale a dire che l’Italia, più che la Francia che ha avuto Nicolás Chauvin, appartiene alle consorterie per cui i particolarismi, anche nella p.a. se venissero cristallizzati ed istituzionalizzati, farebbero venir meno gli interessi generali, essendo preda di logiche lobbistiche e derive di apparati che mirerebbero a conquistare potere, senza avere le qualità e la fantasia di una scuola superiore della pubblica amministrazione capace di darsi regole, limiti e volontà di mostrare modelli virtuosi per offrire sicurezza e garanzie per tutti e non per minute entità di privilegiati. Solo così si potrebbe, oltre ogni possibile e pervasivo fenomeno di corrompimento, realizzare e coniugare al meglio responsabilità politica e scelte da tradurre in quotidiana pratica per tutti i cittadini, che vogliono godere di spazi istituzionali capaci di interpretare in maniera qualificata e coordinata le libertà con i diritti e i doveri”.

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