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La #sinistra senza giovani

Dal profilo Fb dell’Avv. Candeloro Rino Nania:

Nella versione storicamente intesa la #giovinezza è sempre stata ritenuta primavera di bellezza. Nei più è sempre stata percepita come un ingrediente (#papininano) che rende vivido l’impegno, perché porta con sé entusiasmo in un momento generativo di assimilazione etica, di formazione di un pensiero, di una prospettiva da vivere che prova a tradurre ciò che ispira l’immaginazione e che anela a un ‘potere’ e ad un ‘fare’ che dovrebbero servire ad aiutare le comunità.
Oggi la politica nelle sue versioni prosaiche manca proprio di questa poesia, di valori attauli e di meriti da riconoscersi.
Sicché manca l’idea di realtà e tale condizione fa propendere il ceto politico a dare luogo a presunzioni che allontanano dalla società concreta, che separano anziché unire, che rendono tutto quello che ci circonda astratto nella sua aderenza ai fatti che dovrebbero tracciare e lasciare segni tangibili delle scelte e delle prese di posizione. Da qui dovrebbero venire fuori le valutazioni sull’attenzione e la cura della politica nel perseguire gli obiettivi per creare e costruire le condizioni di sviluppo economico e di crescita socio-culturale. Invece da lì viene fuori una mentalità che si contraddice, non riuscendo a convertire le professioni di fede in azione e condotte reali.
In Italia questo avviene soprattutto a sinistra, che alle ultime elezioni è rimasta al palo ed ha dovuto assistere a tutto quello che non avrebbe voluto, ossia: 1) che l’establishment, a cui appartiene la sinistra, è e rimane una minoranza tra i soggetti che non riescono più ad intercettare consensi; 2) che un raggruppamento trasversale con modalità nuove e di rottura, nonostante l’approccio ed il tentato intervento ‘normalizzatore’ della #Presidenza_della_Repubblica, abbia assunto la responsabilità di governare questo paese (coalizione #M5S e #Lega); 3) che una oggettiva e necessaria discontinuità si sia potuta realizzare, consegnando alla incipiente critica storica le considerazioni e le analisi sulla portata e natura di questi cambiamenti; 4) che un nuovo personale assume adesso l’onere di utilizzare un linguaggio che sia capace di farsi comprendere dalla comunità vivente sul territorio nazionale, con i suoi interessi, con le sue debolezze e soprattutto con il suo bisogno e desiderio di ridare dignità alla nazione ed alle istituzioni.
Di fronte a tutto questo la sinistra è rimasta annichilita, rigida e inconcludente, non sapendo più che strada prendere. Da qui i soliti soloni, anche attraverso il quotidiano ‘La Repubblica’, hanno avviato un dibattito, affinché si possano rintracciare lineamenti, dare nuovi contenuti ed una direzione di marcia nella confusa situazione attuale in cui versa.
Ecco che ad avviare la discussione pubblica viene invitato Valter #Veltroni che per indicare le coordinate della presunta ‘nuova e/o rinnovata sinistra’ fissa il solito ritornello della paura di una deriva autoritaria ed uno svuotamento della democrazia ad opera di #Salvini, senza tenere conto del contesto, concentrandosi sulla necessità di aggrapparsi ad un Europa anti-populisti, su una ‘gauche caviar’ da riunire riproponendo una improbabile declinazione nostalgico-prodiana, sino a ridefinire un linguaggio che dovrebbe tornare, a suo dire, ad una contrapposizione tra una destra becera, estrema e razzista ed una sinistra di nobili natali e di aristocratiche ed intellettuali virtù.
A sposare da subito questa tesi interviene Eugenio #Scalfari che riduce la sua rituale lenzuolata domenicale in una trentina di righe per osannare la visione veltroniana. Di seguito ‘Repubblica’ fa intervenire Nicola Zingaretti, Massimo #Cacciari, et alii per far dire che l’Europa rimane l’approdo finale e carico di potenzialità, nonostante i danni che da essa sono provenuti negli ultimi anni, sia per egoismi merkeliani, che per un presunta grandeur francese, oggi tutta da verificare.
Ma, per di più, ciò che salta agli occhi è rappresentato dal dato anagrafico dei protagonisti del dibattito, per il quale si va dall’ultrasessantenne (Veltroni), all’ultranovontenne (Scalfari), all’ultrasettantenne (Cacciari) fino al più giovane ultracinquantenne (Zingaretti). Insomma, seppur non volessimo dare rilievo all’età, certamente la sapienza di chi possiede esperienza avrebbe bisogno di confrontarsi con un contesto che non può essere piegato e interpretato unilateralmente mediante soliloqui aulici, senza coinvolgere le nuove generazioni con sensibilità, formazione, senso critico del tutto diversi dal modo di pensare di un tempo, ma soprattutto vivendo uno scorcio storico di stravolgimenti.
Ancora una volta la sinistra intellettuale e chic perde di vista la dimensione reale di un universo sociologico sempre più impoverito, sempre meno fiducioso nei riguardi di chi ha interpretato e ricoperto i ruoli istituzionali fino adesso.
Sicché si perviene all’inutilità non solo del confronto aperto, pubblico e democratico, ma soprattutto di una sinistra parte integrande di un apparato istituzionale che ancora oggi fa sentire la propria forza nel porre veti e soprattutto nella sua capacità di interdizione. Sui migranti, sul modo di relazionarsi con l’#Europa, sulla necessità di ridare verità ed onestà alla democrazia la sinistra appare incapace a dare senso alla propria presenza. Continuando a criminalizzare il proprio avversario politico, utilizzando procure e parole d’ordine mortificanti, la sinistra sta riducendo la politica a momento sempre più superfluo, ove si consideri l’assenza di riferimenti culturali in grado di ridefinire parole come solidarietà, comunità, sicurezza, libertà.
In questo senso nonostante i richiami a lucide intelligenze, come Luciano #Gallino, la sinistra viene costantemente smentita da una realtà orientata a pretendere nuove scoperte di cui la sinistra non intende ricercare e dare sbocco. Qui appare utile richiamare le parole di Robert #Musil ove evidenzia le ragioni che plaudono a tale intendimento necessario: ‘Tali scoperte conducono dunque a vedere nella norma morale non più la stasi di canoni fissi, ma un equilibrio mobile, che richiede ad ogni istante prestazioni per il suo rinnovamento.’
Il bisogno di un’aggiornata cifra morale sarà la lettura migliore per ricostruire una civiltà, che veda ed interpreti la dignità come momento di affermazione vitale contro ogni forma di trascuratezza ed inettitudine in una sorta di china decadente

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