Blog

Donne & Violenza

Pubblichiamo un’interessante riflessione dell’Avv. Candeloro Rino Nania sulla violenza domestica.

Troppi episodi mietono emozioni tristi e terribili: dopo anni si è ripetuta l’angoscia di una morte annunciata per violenza domestica: qui a Barcellona Pozzo di Gotto.
Il diritto ha consentito l’introduzione ed il riconoscimento di una dignità della persona, sia essa maschile o femminile, di una tutela in ogni ambito della vita. Tuttavia all’interno delle mura domestiche si perpetrano le peggiori violenze, quelle che traducono ossessioni in annichilamento, paure in soggezioni, fragilità in vendette, sofferenze senza guarigione. Così tutto si avvita attorno ad una tavola di valori che ha smarrito non solo la dignità, ma anche quei simboli che risiedono nel patrimonio esistenziale di ciascuno ovvero rispetto, stimabilità, intelligenza, sentimento di condivisione. Sarebbe questo crogiuolo di sensibilità che avrebbe permesso di immaginare una civiltà degna del nome ovvero dignitosa, cresciuta, matura. Eppure anche a questo stadio si avverte la sconfitta del diritto incapace di intervenire per trovare risposte, per garantire la vita, per far desistere i violenti. Gli ultimi giorni hanno testimoniato l’impotenza, i limiti, l’oltreuomo. Sì perché è una condizione subumana quella che non riesce a vivere il limite come momento di espressione e non di castrazione, il desiderio come elevazione della condizione umana, l’affermazione di sè non come momento di snaturamento. Dove vi è violenza tutto questo si perde, le risorse si sprecano, la prospettiva sì indebolisce ed il quadro rappresenta la fine dell’uomo. È un cortocircuito che chiude la mente che non apprezza che qualcuno possa pensarla diversamente, che non accetti l’altro da sè e che la dialettica non è scontro o contrasto nichilista, bensì sintesi che obbedisce alle regole ed osserva i canoni della bellezza, vista come armonia, misura, coraggio di fronte alla sconfitta nell’errore, da cui ripartire per emendare e rendere riparabili i gesti umani, intrisi di storture, sfortune e vittimismi. Di fronte alla morte di una donna a perderci è una intera comunità distratta, indifferente, sterile, povera di spirito. Nella periferia di Barcellona Pozzo di Gotto vi è tutto un mondo in cui la vigliaccheria la fa da padrona, l’ipocrisia la chiave ispiratrice, la competenza delle istituzioni e della giurisdizione, roba da derubricare in rifiuto della volontà che deve assumersi le responsabilità e non ha la determinazione di farlo. Di fronte alla morte di una donna tutti noi siamo immersi in una fragilità senza più ritorno, in un complesso da società viziata e capricciosa, seppur ricca ormai rimasta comunque senza più futuro.

da Fb:”Candeloro Rino Nania

In alto